Un periodo buio anche per il settore automotive

La produzione di autoveicoli e componenti e la loro distribuzione figurano tra le tante attività commerciali e industriali bloccate durante l’emergenza COVID-19. Una situazione che non potrà non avere un impatto negativo su mercato e industria, obbligando a considerare al ribasso tutte le previsioni riguardante il settore automotive. In Italia, secondo quanto comunicato dall’Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica (ANFIA), sarà presumibile osservare un mercato e una produzione con segni fortemente negativi per almeno tutto il primo semestre.

A cura della redazione (fonte ANFIA, ISTAT)

Il 1 Aprile ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica) ha pubblicato i dati di consuntivo 2019 del mercato automotive.
Per quanto riguarda gli autoveicoli la bilancia commerciale registra un saldo negativo, determinato dalla forte penetrazione dei costruttori esteri nel mercato italiano, che per le autovetture è del 76% nel 2019, a differenza dei mercati di auto in Francia e Germania, dove la penetrazione dei costruttori esteri è di molto inferiore. Per quanto riguarda il trade componenti per autoveicoli, il valore delle esportazioni si riduce del 2,3% rispetto al 2018. Con i suoi 21,97 miliardi di EUR, vale il 4,6% dell’export totale italiano, mentre l’import vale 15,44 miliardi di EUR (il 3,7% delle importazioni totali) e si riduce del 2,1%. Secondo i dati forniti da ISTAT, l’indice della produzione industriale del settore automotive registra un calo tendenziale del 9,6% nel 2019 (cali tendenziali mensili erano già registrati da luglio 2018). Nella media annua del 2019, gli ordinativi del settore automotive calano del 9,9%: gli ordini dal mercato interno si riducono del 13% e quelli dai mercati esteri del 5,8%. Il fatturato cala del 7,8% (11,7% per il mercato interno e -2,4% per i mercati esteri). Per quanto riguarda gli ordinativi di parti e accessori per autoveicoli l’indice del 2019 registra un calo del 7,6%, dovuto in particolare al mercato interno (-13,3%), mentre la domanda dall’estero registra un calo più contenuto (-2%). L’indice del fatturato diminuisce del 5,4%, con un calo dell’11,8% per il mercato interno e un aumento dello 0,9% per i mercati esteri. Per quanto riguarda la domanda, in Italia il mercato delle autovetture nuove ha chiuso il 2019 con segno lievemente positivo, +0,3%, grazie soprattutto al buon andamento nell’ultimo quadrimestre, in crescita dell’8,5%, che compensa il calo del 3% dei primi otto mesi. Ma, già nei primi due mesi del 2020, le immatricolazioni di autovetture sono state il 7,3 % in meno rispetto al primo bimestre del 2019…

Febbraio 2020 segna la fine della “normalità” anche nel settore automotive

Dati ancora ‘nella normalità’ prima che si scatenasse la pandemia COVID-19. Il 30 gennaio 2020 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato l’epidemia di Covid-19, in Cina “Emergenza internazionale di salute pubblica”. Dopo un mese, il 28 febbraio, l’OMS ha elevato la minaccia per l’epidemia di coronavirus per il mondo, a livello “molto alto”.
L’Italia è il primo paese europeo dove il virus si è diffuso su larga scala, oltre a essere il primo paese che ha adottato misure finalizzate a contrastarne la diffusione. Tra queste misure, oltre alla limitazione alla mobilità delle persone, c’è stato anche il blocco di molte attività commerciali e industriali, quelle ritenute “non necessarie” durante l’emergenza. Tra queste attività, rientrano anche quelle del settore automotive, sia dal punto di vista industriale (produzione di autoveicoli e di componenti), sia dal punto di vista della distribuzione, con la chiusura dei concessionari auto. Questa emergenza non potrà che avere risvolti pesantemente negativi, sia sul mercato, che sull’industria, obbligando a considerare al ribasso tutte le previsioni riguardante il settore automotive. In Italia, sarà presumibile osservare un mercato e una produzione con segni fortemente negativi per almeno tutto il primo semestre.

I dati di marzo: una flessione drammatica del comparto

Secondo i dati pubblicati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, a marzo il mercato italiano dell’auto totalizza 28.326 immatricolazioni, in calo dell’85,4% rispetto allo stesso mese del 2019. Se i dati registrati nel primo bimestre avevano già evidenziato un calo del 7,3% rispetto allo stesso periodo del 2019, per il trimestre gennaio/marzo si registra un calo del 35,5%. “La filiera automotive si trova oggi di fronte a una situazione senza precedenti, nel quadro della crisi economica più pesante dal secondo dopoguerra in cui la pandemia ci ha scagliato – ha affermato Paolo Scudieri, Presidente di ANFIA. I numeri del mercato auto a marzo parlano della gravità e dell’eccezionalità di questo momento, in cui viviamo un doppio shock: sull’offerta, con il blocco degli stabilimenti produttivi – per l’UE allargata al Regno Unito, ACEA ha stimato per 16 giorni di chiusura una perdita di oltre 1,2 milioni di veicoli, di cui 78.000 in Italia, senza contare il fortissimo impatto sulla componentistica – e sulla domanda, con l’inibizione dei consumi dovuta alla chiusura della rete di vendita. Fin da ora, bisogna fare i conti con le enormi preoccupazioni dei consumatori sull’impatto occupazionale della crisi – ricordiamo che la sola filiera produttiva automotive conta, in Italia, oltre 270.000 addetti – come mostra il clima di fiducia in ulteriore calo a marzo, dopo la flessione di febbraio. È quindi del tutto impari il confronto con il marzo 2019…”. “Quello che è più urgente in questo momento – ha proseguito Scudieri – è dare un aiuto concreto alle imprese per superare l’impasse e arrivare preparate alla graduale riapertura delle attività, strutturando, al contempo, un più ampio piano di rilancio dell’intero settore – come stanno facendo altri Paesi – per il quale la crisi attuale si inserisce nel contesto di una già sfidante transizione industriale. Sono immediatamente necessari interventi a supporto della liquidità, affinché le aziende possano far fronte al crollo della domanda e del fatturato…”. Scudieri ha messo l’accento anche sull’importanza di sostenere le attività di ricerca, sviluppo e innovazione, motore della crescita del sistema Paese, nonché gli investimenti in beni strumentali.

Flessione sia della fiducia sia dei consumatori, sia delle imprese

Secondo l’indagine ISTAT, a marzo l’indice del clima di fiducia dei consumatori (base 2010=100) è in forte diminuzione, da 110,9 a 101,0. Anche l’indice Iesi (fiducia delle imprese) registra una flessione, passando da 97,8 a 81,7. In riferimento al clima di fiducia dei consumatori, inoltre, per quanto riguarda i beni durevoli, tra cui l’automobile, l’indice relativo all’opportunità attuale all’acquisto risulta in calo rispetto a febbraio (da -49,1 a -85,9). Purtroppo non abbiamo potuto fornire dati incoraggianti in questa pagine, ma anche questa crisi passerà e, con gli opportuni e doverosi aiuti le nostre imprese ce la faranno. Andrà tutto bene.

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