Integrazione e apertura, il lato smart dell’automazione

A cura di Mario Colombo
Comitato Direttivo / ANIE Automazione

 

Integrazione è una parola che sempre più spesso vediamo associata ai concetti di automazione avanzata e industria 4.0. Il segno di quest’epoca in così rapida trasformazione, infatti, non è soltanto l’emergere di nuove tecnologie abilitanti in grado di favorire l’evoluzione in chiave digitale dell’industria manifatturiera, ma la possibilità di utilizzare queste tecnologie in maniera sinergica e integrata.

Un traguardo che è reso possibile dalla crescente “apertura” delle tecnologie e che offre il duplice vantaggio di utilizzare le migliori soluzioni specificamente dedicate a un determinato aspetto dell’automazione e di avere sempre la possibilità di introdurre nuovi sviluppi tecnologici che vadano a migliorare produttività e competitività dei sistemi produttivi.
Ma che cosa si intende esattamente con “integrazione”? In primo luogo, la gestione integrata delle attività all’interno della fabbrica, dalle materie prime fino alla logistica interna: un aspetto, questo, che riguarda sia il collegamento fisico tra le macchine, sia – soprattutto – quello “logico”, cioè il controllo del processo produttivo (e del prodotto) in ogni singolo momento. Solo in questo modo sarà possibile integrare le informazioni generate dalle macchine con i processi di business, in modo da avere una migliore visibilità sul cuore pulsante dell’attività manifatturiera.
Il secondo aspetto è invece l’integrazione lungo la filiera, grazie all’adozione di specifici sistemi informativi in grado di interagire con fornitori e clienti, per scambiarsi informazioni che consentano di ridurre al minimo il time-to-market. Questo è un prerequisito fondamentale per le aziende che vogliono essere pronte a rispondere con rapidità alle mutevoli condizioni della domanda. Ed è un risultato che si può raggiungere soltanto dominando ogni singolo aspetto dei propri processi logistici e produttivi.
Sapere, per esempio, qual è il tasso di utilizzo dei propri macchinari, essere in grado di gestire in maniera economicamente conveniente piccoli lotti, poter configurare una nuova produzione in minuti o ore e non in giorni o settimane sono solo alcuni esempi di quello che una fabbrica dovrà saper fare, se vorrà restare competitiva.
Mi sia concesso di aggiungere infine che ad essere “integrati” non devono essere solo macchine e sistemi, ma anche chi da queste tecnologie deve poter trarre il massimo valore: nessun traguardo, tantomeno uno così ambizioso, può essere raggiunto senza disporre di personale fortemente motivato e disposto a dotarsi di quelle nuove competenze indispensabili per governare sistemi così avanzati.